Enrico Capra

Mi sembra corretto, per raccontare la storia di come mi sono avvicinato a questi dispositivi, iniziare a parlare di come mi sia avvicinato al tabacco.
Era l’estate della mia seconda media, allora avevo 13 anni circa (so che l’età può far sbigottire) quando, camminando per la città, io ed alcuni amici, trovammo abbandonato su una panchina un pacchetto di Marlboro rosse ancora sigillate. Da bravi incoscienti di giovane età e carente tempra, le raccogliemmo e, giunti a casa mia, sul balcone della cucina, provammo la nostra prima sigaretta. Il tabacco non suscitò particolare interesse nei miei confronti fino all’estate della terza media, periodo in cui iniziai a comperare i miei primi pacchetti da 10 di Winston Blue, avevo 14 anni e nel periodo era vietata la vendita ai minori di 16 anni. I pacchetti da 10 cominciavano a finire sempre prima, avanzando le classi della mia scuola superiore mi rendevo conto che crescevano anche le spese per questo oramai vizio che, all’età di 16 anni mi aveva portato ad acquistare un pacchetto di sigarette al giorno. Tentai con il tabacco di risparmiare, ma il possedere una presa di tabacco intera non fece che portarmi ad aumentare i consumi causandomi due bronchiti nello stesso anno, a seguito delle quali, tornai alle tradizionali. Ci tengo a sottolineare che dai 16 ai 18 anni continuai ad acquistare serenamente sigarette, mai mi fu domandato un documento (se non una volta che ben ricordo ed in cui riuscii comunque ad ottenerle senza troppe spiegazioni) e il divieto di vendita si era alzato ai minori di 18 anni. Raggiunsi i miei 19 anni un pacchetto per volta, 365 all’anno. Vuoi il passaggio alla realtà universitaria, vuoi una serie di vicissitudini personali che mi fecero pensare alla mia salute e a quella dei miei cari, entrai in un negozio di sigarette elettroniche, scettico e confuso. Acquistai il mio primo kit ego-phantom con liquido DEA Iris a 18 di nicotina. Mi guardai intorno sul web e appresi l’esistenza di una comunità vivace ed attiva, di cui entrai presto a far parte. Era giugno 2013 ed io, senza rendermene conto, avevo passato una settimana senza passare in tabaccheria. Non fu‘ una costrizione, mi dissi semplicemente „se hai voglia di fumare, prima usi l’elettronica, poi vedi se hai voglia di comperarti un pacchetto“. Sparirono, nei mesi a venire, posacenere ed accendini, per far spazio a sempre più ingombranti tubi e batterie. I mozziconi furono sostituiti da cartomizzatori, i cartomizzatori da filo resistivo e wick, la wick da cotone.La cenere diventò liquido sbrodolato, la puzza sui miei vestiti, un lontano ricordo.
Oggi, sono più di due anni che svapo e sicuramente, la mia prospettiva, ma sopratutto la qualità della mia vita, ha subito una svolta verso una strada meno tortuosa e dissestata, che alla mia giovane età, mi consentirà sicuramente di arrivare alla vetta senza arrancare troppo e con qualche marcia in più.